Politica - Riforma costituzionale Governo Renzi

Per l'Esecutivo perpetuo et dominante

26/09/2016

Il referendum costituzionale oramai prossimo è un momento storico di cruciale importanza per il futuro democratico e per il grado di rappresentatività del corpo elettorale italiano.

Facendo un paragone puramente e meramente strutturale, rimanendo quindi esclusivamente nel merito, la riforma costituzionale del Governo Renzi, combinata all’Italicum, ovvero alla nuova legge elettorale, va oltre la “Grande Riforma” di stampo presidenzialista di Bettino Craxi che fu poi ripresa da Silvio Berlusconi. Inoltre, il combinato riforma costituzionale-legge elettorale del Governo Renzi non introduce affatto un premierato: il premierato è una forma di governo democratica con la quale il ruolo del Governo è rafforzato e bilanciato dall’introduzione di contrappesi. Il combinato del Governo Renzi, invece, centralizza il potere verso il vertice: il Parlamento verrà indebolito del suo ruolo rappresentativo mentre l’Esecutivo o Governo avrà modo di influenzare i lavori dell’Assemblea Legislativa, interferendo pesantemente in quella che è la funzione tipica del Parlamento (legislativa), violando, infine, il principio di separazione dei poteri.
Il Governo avrà il (stra)potere di fare le leggi. Il Parlamento, invece, vedrà indebolito il suo ruolo rappresentativo e avrà anche enormi difficoltà a esercitare quella forma di controllo o di supervisione dell’azione governativa, contenendola, se necessario, per evitare abusi e concentrazione del potere decisionale nelle mani dell’uomo solo al comando o del Governo dell’uomo solo al comando. 
 
Il combinato riforma costituzionale e legge elettorale del Governo Renzi è letale per la democrazia e per la rappresentanza: forma di governo verticistica; maggioranza fittizia creatasi per effetto del premio con in mano diversi dei pesi e dei contrappesi attualmente previsti; alterazione del legame di rappresentanza tra cittadini ed eletti.

Il combinato va a edificare una struttura che molto si avvicina a quella del regime peronista dell’uomo solo al comando o del Governo dell’uomo solo al comando
.

I modi e i tempi scelti dal Governo Renzi almeno per la riforma costituzionale fanno di quest’ultima una riforma proveniente dall’alto
oppure dall’iniziativa e dalla volontà del Governo, non del Parlamento. Ecco perché è corretto parlare di “riforma costituzionale del Governo Renzi”. 

Modi e tempi sembrano ricordare almeno alcuni di quei processi decisionali tipici di tutti quei partiti o movimenti politici, dove la segreteria o la dirigenza è anche la base del partito o del movimento
e i vari organi intermedi sono dei raffinati e meri esecutori di ordini, organizzati in gruppi o gruppettini a sostegno delle decisioni prese e dettate dall’alto. Chiunque non è all’interno di questo sistema e qualunque persona che non lo condivide, si trova davanti a iniziative già pronte, che possono anche essere messe a votazione, senza che prima sia stato incluso nel processo partecipativo e deliberativo: una democrazia alterata, ovvero un processo decisionale costruito e organizzato dall’alto, non dal basso o dalla reale base.  

Il Popolo italiano, la reale base del nostro Paese, non ha potuto esercitare pienamente la propria sovranità
perché si è trovato di fronte almeno a una riforma costituzionale proveniente dall’alto oppure dall’iniziativa e dalla volontà del Governo da votare al referendum costituzionale. Invece, qualsiasi riforma costituzionale deve essere frutto di un serio e rigoroso percorso che parte dal basso: un dibattito pubblico sicuramente più lungo rispetto a quello concesso dal Governo Renzi; l’elezione popolare diretta di un’Assemblea Costituente, la sola e l’unica consulente del Popolo italiano; un referendum costituzionale con maggioranza dei votanti a favore dei lavori dell’Assemblea; l’elezione di un nuovo Parlamento.
Non c’è piena sovranità popolare senza l’elezione diretta di un’Assemblea Costituente. L’elezione dell’Assemblea Costituente è un importante momento partecipativo, soprattutto quando il dibattito e il processo di revisione costituzionale è ampio e solleva molteplici aspetti, tra i quali il futuro democratico e il grado di rappresentatività del corpo elettorale italiano. Ad esempio, questi ultimi due elementi sono già ulteriormente peggiorati da un processo di riforma costituzionale e da una legge elettorale che, anziché avvicinarsi al Popolo, si allontano dalla reale base, edificando e rafforzando la struttura di un Esecutivo sempre più forte e, infine, cancellando la strada verso l’Assemblea Costituente. Questa struttura innalzata e consolidata va contro il bene comune e l’interesse nazionale dell’Italia: è molto più facile per degli organismi esterni che devono rimanere estranei alla politica e che rappresentano degli interessi particolari condizionare un Esecutivo sempre più forte e deviare o alterare a loro esclusivo vantaggio la politica del Governo piuttosto che un Parlamento intero indebolito del suo ruolo rappresentativo e di controllo efficace dell’azione governativa.
La struttura va smantellata interamente: la riforma costituzionale respinta al prossimo referendum; l’Italicum sostituito con una nuova legge elettorale rappresentativa dei cittadini e che si applica ad entrambe le Camere se il Senato non viene abolito. Non basta, quindi, cambiare l’Italicum prima o dopo il referendum, senza cancellare la riforma costituzionale del Governo Renzi perché sicuramente la seconda non è nei diritti e negli interessi degli italiani in Italia.  

È importante sapere che almeno la riforma costituzionale del Governo Renzi non è nemmeno nei diritti e negli interessi degli italiani all’estero


Per diversi anni, sono stato un italiano all’estero e da questa posizione ho avuto conferma di quanto il nostro Paese necessiti di maggiore stabilità e governabilità politica, maggiore efficienza ed efficacia istituzionale, regole ancora più chiare, capacità di prendere le decisioni più velocemente, ecc.
: tutto questo è fondamentale per rispondere con più decisione ai bisogni interni ed esterni del nostro Paese e per difendere con più vigore la nostra sovranità quando il primato della politica viene intaccato dall’economia, dalla finanza e dalle banche. Penso, quindi, che la Costituzione – ma non solo – possa e debba essere cambiata, riformata, aggiornata perché la Carta Costituzionale è l’architrave per le riforme.
Considerati anche il tipo di coinvolgimento popolare di cui certamente qualsiasi riforma costituzionale ha bisogno, lo sforzo intellettuale e pratico, la grandezza e la complessità del lavoro, il processo di revisione costituzionale non può saltare l’elezione popolare diretta di un’Assemblea Costituente, quell’Assemblea Costituente composta anche da cittadini eletti dagli italiani all’estero

Dal 2006, siedono in Parlamento 12 deputati e 6 senatori eletti in Circoscrizione Estero dagli italiani all’estero. La riforma costituzionale del Governo Renzi azzera la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero nel Senato della Repubblica

L’azzeramento della rappresentanza parlamentare dei nostri connazionali al Senato della Repubblica comporta anche un altro effetto rilevante: la cancellazione del diritto all’elettorato attivo e passivo degli italiani all’estero per questo ramo del Parlamento.
La riforma costituzionale del Governo Renzi, infatti, non abolisce il Senato e, addirittura, non prevede neanche che i senatori-rappresentanti degli italiani all’estero siano eletti o nominati dai Comitati degli Italiani residenti all’Estero (COMITES) o dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE).

Il numero dei senatori tolti agli italiani all’estero a Palazzo Madama non viene nemmeno recuperato alla Camera dei Deputati (6+12). Infatti, a Palazzo Montecitorio, il testo della riforma costituzionale del Governo Renzi conferma i 12 onorevoli. Questo numero (12) sarà sicuramente insufficiente
a rappresentare gli italiani all’estero per l’estensione territoriale della Circoscrizione Estero e, soprattutto, per il numero degli emigrati che continua a salire, come documentato dall’articolo “Fuga dall’Italia: da qua se ne vanno tutti”, di Andrea Zitelli, pubblicato su “Valigia Blu”.
 
Per maggiori info: “Fuga dall’Italia: da qua se ne vanno tutti”, di Andrea Zitelli, Valigiablu.it
 
I 12 onorevoli o gli italiani all’estero saranno più influenti se vince il sì? Non lo si può sostenere con tutta certezza: considerato anche l’esiguo numero (12), dipenderà molto, sia all’opposizione che al governo, da quella partitocrazia o politica romana che finora si è mostrata lontana anni luce dal mondo dell’emigrazione e che si è contraddistinta attraverso una politica di tagli e di rigore nei confronti degli italiani all’estero. 
Inoltre, è sicuro che nessun parlamentare eletto nella Circoscrizione Estero voterà contro gli italiani all’estero, ad esempio, per disciplina di partito? Anche questo non lo si può sostenere con tutta certezza.  

Il numero dei rappresentanti degli italiani all’estero
, attualmente provenienti dalle varie ripartizioni (Europa, compresi i territori asiatici della Federazione Russa e della Turchia; America Meridionale; America Settentrionale e Centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide) componenti la Circoscrizione Estero (il mondo), deve essere, quindi, aumentato per garantire un rapporto eletti-elettori più equo possibile. L’aumento è solo un primo passo. Infatti, ve ne sono almeno altri due da compiere.
Il primo concerne la riforma del voto degli italiani all’estero e la ridefinizione delle ripartizioni componenti la Circoscrizione Estero.
Il secondo riguarda anche l’esercizio delle funzioni degli eletti nelle circoscrizioni dello Stivale e consiste nell’approvazione di una legge sui partiti, movimenti e liste civiche che regolamenti in una maniera ferrea perlomeno quanto segue:
  • obiettivi sociali e politici;
  • democrazia dal basso;
  • trasparenza;
  • formazione culturale e politica;
  • selezione della classe dirigente per permettere anche a tutti i cittadini sconosciuti in possesso dei requisiti e delle qualità di governare o amministrare, per dare modo a tutti i cittadini che antepongono la tutela del bene collettivo e dell’interesse nazionale all’interesse personale o agli interessi di gruppi e gruppettini di partecipare attivamente alla vita politica, per consentire a tutti i cittadini meritevoli senza capacità economiche o appoggi delle lobby di diventare i futuri Padri e le future Madri del Paese;
  • possibilità per i cittadini di ricorrere a una commissione esterna formata da giuristi eletti direttamente dal Popolo e che decida sulla rimozione dall’incarico o dagli incarichi di quel parlamentare eletto in ogni Camera prevista dalla Costituzione che non abbia rispettato il vincolo di mandato verso i cittadini.
    Sotto questa prospettiva, se un parlamentare eletto in Circoscrizione Estero vota contro gli italiani all’estero – Es., voto a favore dei tagli delle risorse per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo; voto a favore della riduzione dei fondi per i patronati; ecc. –, il cittadino, anche se italiano all’estero, può far partire innanzi a una commissione il percorso di sfiducia e di rimozione dall’incarico o dagli incarichi ricoperto/ricoperti dal parlamentare. Tutta la documentazione, quindi anche le memorie delle parti, sarebbero disponibili e consultabili online. 

Anche al riguardo degli italiani all’estero, quindi, la riforma costituzionale del Governo Renzi è da respingere al mittente.
Con questa riforma, si conferma il trend finora seguito dallo stesso Governo con il quale l’Esecutivo ha proseguito nel penalizzare gli italiani all’estero, chiudendo ambasciate, consolati, istituti italiani di cultura, ecc..

Ciascuno di noi proviene da un diverso cammino, ma ciascuno di noi condivide lo stesso obiettivo.
C’è chi pensa che la Costituzione debba essere solamente difesa e applicata, c’è chi pensa che la Carta Costituzionale debba essere riformata, ma ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide.
Noi possiamo respingere questa riforma costituzionale che va contro l’interesse dell’Italia e il bene comune: questo è ancora possibile.
Il tempo per bocciarla c’è ancora.
Noi sappiamo come convertire l’insoddisfazione che proviamo in energia che trascina, che si diffonde.
Noi sappiamo di avere una responsabilità morale, soprattutto nei confronti delle future generazioni. Quando un senso di responsabilità e di fratellanza si sviluppa all’interno di una rete di persone e un’idea comincia a espandersi, nessuno le può fermare.
Noi dobbiamo continuare a informare l’opinione pubblica almeno sulle conseguenze alle quali ci porterà questa riforma costituzionale.
Noi sappiamo che dobbiamo sensibilizzare sempre più cittadini.
Continuiamo a far sentire la nostra voce.
Continuiamo a pubblicare articoli e video.
Continuiamo a portare l’informazione a livello nazionale e internazionale: anche i nostri connazionali residenti all’estero voteranno a questo referendum.

Noi siamo una rete.
Noi siamo una comunità.
Noi siamo la società civile.
Noi siamo delle persone che vogliono lasciare un mondo migliore rispetto a quello che hanno trovato.

Voi, indecisi, non aspettate che qualcun altro prenda una decisione al posto vostro.
Voi, rassegnati. Si, proprio voi che pensate che tutti hanno promesso e non hanno mai mantenuto: sappiate che la differenza la potete fare anche voi, facendo quello che gli altri non hanno fatto.

Votiamo NO al referendum costituzionale!  





Immagine e testo di Michele Capaccioli – Riproduzioni concesse citando la fonte 

 









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Ciao a tutti! Sono Michele Capaccioli e ho una passione: la Politica, quella con la "P" maiuscola. Una compagna alla quale mi sento legato da un forte senso civico.
 
 

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